Fiat Mirafiori, il centrosinistra si interroga
"La questione della firma tecnica a Mirafiori è surreale. La Fiom non può firmare, glielo vieta lo statuto della Cgil". Sostiene l'ex segretario generale della Cgil ed esponente del Pd Sergio
Cofferati. "Si sbaglia", gli risponde Cesare Damiano, anche lui esponente di spicco del Pd ed ex ministro del Lavoro, perché "non è sufficiente richiamarsi a una norma statutaria, ma
serve
anche una valutazione politica sul significato
dell'accordo che deve basarsi su uno scambio: investimenti in nuovi prodotti, occupazione, rinuncia alla delocalizzazione".
E' la nuova puntata del dibattito interno al Pd sul caso Mirafiori che oggi vede "scontrarsi" attraverso due interviste (Cofferati all'Unità e Damiano a Stampa e Sole24Ore) due importanti esponenti del partito.
Il giudizio di Cofferati, tra i fondatori dell'associazione "Lavoro e Libertà", nata per sostenere la Fiom nella sua battaglia su Mirafiori, è netto: "Marchionne ha un atteggiamento inaccettabile. Nega il confronto e la dialettica sui luoghi di lavoro, e devo dire che non è molto rispettoso di quelle organizzazioni che hanno firmato quando mette in dubbio che non siano maggioritarie in fabbrica. Il caso Fiat è politico perchè è lo spartiacque tra lavoratori e impresa, nella cultura del lavoro e nei diritti".
Cofferati si dice "sorpreso da certe dichiarazioni, da chi vede una 'parte buona' in questo accordo. Ma dove? - si chiede l'esponente del Pd - Agli operai di Mirafiori si promettono 30 euro lordi al mese perchè aumenta il loro sfruttamento. Si impone di lavorare di più, anche il sabato notte, con lo straordinario obbligatorio e il modesto aumento, una miseria, deriva dalle regole dei turni, non c’è altro".
Per l'ex segretario Cgil insomma, "la Fiat punta solo ad aumentare lo sfruttamento. La politica, le istituzioni dovrebbero chiedere conto alla Fiat del piano industriale, ma Marchionne non vuole dare i dettagli. Le sue affermazioni sono gravissime enon vengonocontestate. Marchionne non si permetterebbe questo comportamento arrogante negli Stati Uniti".
Cesare Damiano invece afferma di condividere appieno la posizione della segretaria generale Cgil, Susanna Camusso e di Durante della minoranza Fiom, "perché non solo si deve tenere conto di un'eventuale prevalenza del sì all'intesa, ma anche perché ritengo che la Fiom debba restare nel gioco delle relazioni sindacali e non debba farsi escludere dalla contrattazione e dalla rappresentanza in attesa di regolare questa materia".
Damiano ricorda poi i "precedenti" di "firma tecnica", nel luglio del '55 ma anche nel '96, con l'accordo aziendale Fiat sottoscritto dalla Fiom (quando era capodelegazione della federazione) "su un punto fondamentale, quello dei meccanismi di pagamento del premio di risultato, su cui la Fiom stessa era contraria. La firma avvenne con la formula dell'adesione critica".
Dunque l'esponente del Pd auspica "che prevalga l'orientamento della confederazione", mentre giudica un rischio per l'autonomia del sindacato "il crescere di convergenze tra Fiom, Idv e Sel che prefigurano uno schieramento più politico che sindacale".
Intanto, nel dibattito si inserisce anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che decreta la morte dell'accordo del '93. Per Sacconi la vera novità degli accordi di Pomigliano e Mirafiori "è che finisce il tempo rigido del controllo sociale della produzione" e dunque "i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro e della produzione sono imposti dall'andamento del mercato", nell'interesse "dell'azienda e dei lavoratori". E questo è possibile secondo il ministro perché "il sindacato moderno non ha problemi a mettere in gioco la maggiore flessibilità organizzativa dell'azienda in cambio di occupazione e salario".
anche una valutazione politica sul significato
dell'accordo che deve basarsi su uno scambio: investimenti in nuovi prodotti, occupazione, rinuncia alla delocalizzazione".E' la nuova puntata del dibattito interno al Pd sul caso Mirafiori che oggi vede "scontrarsi" attraverso due interviste (Cofferati all'Unità e Damiano a Stampa e Sole24Ore) due importanti esponenti del partito.
Il giudizio di Cofferati, tra i fondatori dell'associazione "Lavoro e Libertà", nata per sostenere la Fiom nella sua battaglia su Mirafiori, è netto: "Marchionne ha un atteggiamento inaccettabile. Nega il confronto e la dialettica sui luoghi di lavoro, e devo dire che non è molto rispettoso di quelle organizzazioni che hanno firmato quando mette in dubbio che non siano maggioritarie in fabbrica. Il caso Fiat è politico perchè è lo spartiacque tra lavoratori e impresa, nella cultura del lavoro e nei diritti".
Cofferati si dice "sorpreso da certe dichiarazioni, da chi vede una 'parte buona' in questo accordo. Ma dove? - si chiede l'esponente del Pd - Agli operai di Mirafiori si promettono 30 euro lordi al mese perchè aumenta il loro sfruttamento. Si impone di lavorare di più, anche il sabato notte, con lo straordinario obbligatorio e il modesto aumento, una miseria, deriva dalle regole dei turni, non c’è altro".
Per l'ex segretario Cgil insomma, "la Fiat punta solo ad aumentare lo sfruttamento. La politica, le istituzioni dovrebbero chiedere conto alla Fiat del piano industriale, ma Marchionne non vuole dare i dettagli. Le sue affermazioni sono gravissime enon vengonocontestate. Marchionne non si permetterebbe questo comportamento arrogante negli Stati Uniti".
Cesare Damiano invece afferma di condividere appieno la posizione della segretaria generale Cgil, Susanna Camusso e di Durante della minoranza Fiom, "perché non solo si deve tenere conto di un'eventuale prevalenza del sì all'intesa, ma anche perché ritengo che la Fiom debba restare nel gioco delle relazioni sindacali e non debba farsi escludere dalla contrattazione e dalla rappresentanza in attesa di regolare questa materia".
Damiano ricorda poi i "precedenti" di "firma tecnica", nel luglio del '55 ma anche nel '96, con l'accordo aziendale Fiat sottoscritto dalla Fiom (quando era capodelegazione della federazione) "su un punto fondamentale, quello dei meccanismi di pagamento del premio di risultato, su cui la Fiom stessa era contraria. La firma avvenne con la formula dell'adesione critica".
Dunque l'esponente del Pd auspica "che prevalga l'orientamento della confederazione", mentre giudica un rischio per l'autonomia del sindacato "il crescere di convergenze tra Fiom, Idv e Sel che prefigurano uno schieramento più politico che sindacale".
Intanto, nel dibattito si inserisce anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che decreta la morte dell'accordo del '93. Per Sacconi la vera novità degli accordi di Pomigliano e Mirafiori "è che finisce il tempo rigido del controllo sociale della produzione" e dunque "i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro e della produzione sono imposti dall'andamento del mercato", nell'interesse "dell'azienda e dei lavoratori". E questo è possibile secondo il ministro perché "il sindacato moderno non ha problemi a mettere in gioco la maggiore flessibilità organizzativa dell'azienda in cambio di occupazione e salario".
www.rassegna.it
Pubblicità
Condividi post
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post