Si cominci da noi giovani, siamo la grande risorsa di questo Paese
Uno qualunque, magari nato tra il 1975 e il 1990.
Hai 8 anni e con gli occhi di un bambino vedi i tuoi genitori che stanno bene, ti innamori della nazionale di calcio probabilmente durante un mondiale, è lì che scopri il
Tricolore, l’Italia, i tuoi nonni sono in pensione e non pensi di certo a quando un giorno sarai un nonno anche tu, dopo una vita di lavoro.
Magari solo uno dei due percepisce la pensione, in fondo l’Italia, anche se con una minima, offre la possibilità di poter vivere dignitosamente e intanto tu sogni di fare l’astronauta, lo
scienziato, il pompiere.
Dopo qualche anno cambi idea, vuoi fare il notaio, quello che c’è in tv nei programmi dove si vincono i premi, vuoi fare il medico o forse l’avvocato e la scuola ti permette di
imparare, studiare… magari durante l’estate fai qualche lavoretto, in nero ma niente male per mettere da parte qualche soldo per poi andare in vacanza e non pesare sulle spalle dei tuoi.
Nel frattempo ti ritrovi a 19 anni, hai finito la scuola e dopo la maturità cerchi lavoro e visto che le possibilità di impiego sono minime, decidi di andare all’università, non solo perché ci vanno tutti ma perché di certo con una laurea in tasca il lavoro dei tuoi sogni lo trovi.
Inizi a scegliere il tuo futuro e che sia dettato dalla passione o da un sogno di bambino, inizi a seguire i primi corsi, si apriranno strade, cominci a pensare alla laurea
triennale, ringrazi che ci sia un titolo così vicino, pensi a chi vent’anni prima col vecchio ordinamento aveva tanto da aspettare.
Poi ti laurei, sei un dottore junior ed allora preso dall’entusiasmo e dalla consapevolezza che con una laurea di primo livello puoi fare poco o niente ti iscrivi ostinato alla laurea
specialistica, così finalmente diventi dottore vero.
Allora ricominci a studiare e a frequentare di nuovo, ad emozionarti, a non dormire la sera prima degli esami; arriva la preparazione della tesi ed il giorno della sua discussione.
Ecco il giorno della Laurea con un sacco di sogni e aspettative e finalmente si entra nel mondo dei grandi.
Ma dal giorno dopo inizi a pensare che ora dovresti trovare un lavoro, e allora scopri che anche il solo cercarlo è un’occupazione a tempo pieno, poi trovi qualcosa, uno stage,
un tirocinio e magari un doppio lavoro la sera per ripagarti delle spese che lo stage non copre.
Intanto c’è chi ti dice di stare sereno e non vivere di preoccupazioni, perché alla fine ce la farai, basta aspettare tanto sei ancora giovane.. così a 27 anni, dopo 4 contratti di
collaborazione, due borse di studio, due stage e tante aspettative scopri che non ce la fai più a sostenere l’ennesimo colloquio, che non puoi permetterti di pensare che un giorno l’affitto della
stanza in cui ti trovi ora sarà un ricordo di giovinezza, perché continui a pagarlo da troppo tempo e che forse mai potrai avere una posto tutto tuo dove vivere la tua vita, le tue
emozioni, forse dovrai aspettare ancora.
Perché flessibilità è diventato precariato a bassa retribuzione e nessuno ancora te ne ha mai parlato, nessuno ti ha spiegato che la flessibilità per scelta poteva essere anche un’occasione, ma tanto sei giovane e ti sei fatto un sacco di esperienze lavorative, e basta aspettare che le cose si sistemeranno e un posto buono lo troverai.
Intanto scopri che il tuo nuovo contratto è senza diritti e hai il dovere di rendere a chi lo ha promosso, durerà sei mesi ma pensi già a quello dopo e ti dicono di essere troppo esigente a voler sapere cosa ti succederà, tanto sei giovane, sai quante possibilità ci saranno, anzi ti senti dire che invidiano la tua precarietà, il loro contratto a tempo indeterminato da trenta anni li opprime invece tu hai le strade aperte.
Ma un dettaglio ti sfugge, dove stai sbagliando? Allora forse chiedi troppo? Ma in fondo cosa stai cercando?
Scopri che i vantaggi del loro contratto “a vita” non sono nemmeno paragonabili al tuo progetto precario, che in confronto alla loro “oppressione” tu non hai nemmeno fatto in tempo ad immaginarti
un progetto a brevissimo termine.
E allora cosa stai aspettando?
Scopri di far parte della prima generazione che è compiutamente al di fuori dell’idea del lavoro come prospettiva, come futuro, di una generazione compiutamente precarizzata non solo nella sua
proiezione produttiva, ma nella sua immagine di futuro.
“E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo.
Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.”
Ad umiliarlo non è un premier, sono i mezzi di un presidente del consiglio uniti ai suoi fini in un’ideologia con uno forma ben precisa: la seduzione del popolo, le
frottole, la angherie verbali e nei modi, lo scarso rispetto verso le istituzioni, la persuasione degli elettori con delle
decisioni strumentali condizionate dalla paura e dagli umori della gente, l’associazione dei propri avversari a dittature del passato, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli
avversari, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come succedaneo delle elezioni e del Parlamento.
Ma quando poi si pensa all’alternativa, nonostante i fini siano diversi, i mezzi rimangono gli stessi: condizionamento dalla paura, angherie verbali, populismo, menzogne, associare i propri
avversari a dittature del passato, l’uso dei giornali per colpire gli avversari.
Ripartire dalla consapevolezza che la società è ingiusta deve essere il manifesto, questo dà senso alla politica.
Il riformismo è l’idea di chi combatte le ingiustizie, che guarda al progresso della società, anche con scelte che all’inizio possono sembrare inique ma che poi potranno produrre
risultati postivi.
Il riformismo produce Politica, quella con la P maiuscola, quella che in questa seconda repubblica non si è mai vista, che ha prodotto una classe dirigente che per ventenni ha
avuto come insegna la conservazione, le false promesse, le false riforme, finendo per fare percepire la politica come conservazione dell’ingiustizia.
Non siamo francesi, non siamo portati alle rivoluzioni. Se la politica ha senso di riforma dell’ingiustizia, possiamo convincerci, convincere e essere vincenti tra la gente.
La politica è pazienza e se c’è una cosa che abbiamo è la pazienza, poi abbiamo le idee, che con pazienza custodiamo.
Ma a chi le affidiamo? Accreditiamoci. Si cominci da noi, siamo la grande risorsa di questo paese, lo stesso che ci appassiona durante le notti magiche dei mondiali di calcio..