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PSI San Giustino

RIVOLUZIONE MEDITERRANEA.LIBIA COME SOMALIA?

4 Marzo 2011 , Scritto da sezione san giustino

A due mesi dall’inizio della crisi del nord Africa le cui conseguenze in Egitto ed in Tunisia sono quelle di una difficile, fragile ma possibile transizione politica verso una nuova forma costituente e verso sistemi più democratici, a due settimane dall’inizio dei tumulti in cirenaica è chiaro che la Comunità Internazionale sta brancolando nel buio.

La forza e la determinazione con la quale il Colonnello Gheddafi ha cercato di reprimere e di respingere la scissione del paese che ha guidato per più di quarant’anni ha spinto tutta la Comunità internazionale a condannare ed isolarlo politicamente e cercare di sottrargli le risorse per poter andare avanti, ma è chiaro ed evidente che fino a questo momento l’unico vero esito di questa condotta è la drammaticità dell’esodo dei profughi, in maggioranza di provenienza magrebina, che si sta scaricando sulla già precaria situazione del vicino stato Tunisino le cui frontiere stanno collassando.

Che gli eventi si siano presentati in modo talmente rapido da non poter essere gestiti e governati come sarebbe stato possibile e necessario dimostra che la buona dottrina e pratica della democratizzazione dei popoli è in teoria la soluzione e l’aspirazione dell’avvenire ma che essa non possa essere ottenuta soltanto declamandone i principi in forme astratte.

La condizione ibrida in cui ha vissuto la Libia di Gheddafi al cospetto della comunità Internazione , il reprobo scacciato prima e riammesso più tardi nei consessi internazionali più prestigiosi, rende assai difficile , stratta ed impervia la strada che s’intenderebbe percorrere , ovverossia un Intervento militare decisivo, richiamato per ragioni umanitarie ma che di fatti risponderebbe oggi ad una esigenza globalmente sentita e cioè quella di un cambio di regime che , nel caso non avvenisse per mano endogena dovrtebbe essere etero diretta politicamente dall’esterno o addirittura accompagnata da un intervento diretto.

Quest’ultimo mostrerebbe tutti i suoi limiti di legittimità, nessuna delle cosiddette forze in campo è , per il diritto internazionale riconosciuta come soggetto politico, di fatto il colonnelo Gheddafi non reprime minoranze etniche o popoli diversi da quello libico, ma fa ricorso, come è accaduto da quarant’anni a questa parte, per ragioni di sicurezza , alle ragioni della forza anziché il suo contrario per dirimere le controversie interne al

Proprio popolo. Se possibile sul piano internazionale la vicenda libica si presenta ancora più complessa politicamente di quanto non siano state le crisi in Kosovo ( dove esisteva un movimento indipendentista ), in Irak ( dove la Comunità internazionale ha dichiarato la guerra al dittatore saddam perché si sosteneva rappresentasse una minaccia con le sue Armi Chimiche); Più simile appare il ricorso all’analogia con la Somalia ( un’altra ex colonia italiana) dove tuttavia si è registrato uno dei più enormi fallimenti della Comunità internazionale ( il paese vive in uno stato di incertezza da più di vent’anni) e per dirla tutta il fallimento dell’amministrazione USA che conobbe lo smacco di un poco onorevole ritiro dal terreno.

Tutti concordi nel ritenere che il Colonnello Gheddafi non sia più politicamente idoneo, brutale è stato il pensiero del governo russo uno dei difensori storici della Rivoluzione verde del colonnello : “ è politicamente morto”, ma il caro estinto è vivo e vegeto, controlla la Capitale ed un certo numero di pozzi petroliferi, ha ingaggiato non una battaglia solitaria ma alla testa ed al fianco di una parte del popolo che continua a considerarlo una Guida carismatica non essendo affiorata all’orizzonte la nbenchè minima figura di leader alternativo , di opzione politica e statuale alternativa se non la sola volontà (legittima e plausibile ) di mettere fine ad una lunga auto-crazia.

E’ stata una settimana d’impasse e di incertezza, all’Italia trovatasi nella situazione la peggiore immaginabile ( considerata collusa dai rivoltosi e traditrice dall’uomo di Stato che non più tardi di cinque mesi fa abbiamo accolto a Roma come un amico con il quale avremmo voluto condividere un nuovo pezzo di strada, ma gari costruita da noi , assieme), viene chiesto lo sforzo più immane : Un impegno straordinario sul piano umanitario per fermare alle frontiere del Magreb i fuoriusciti, di cancellare ogni traccia di amicizia con il Presidente non ancora deposto, di stracciare il trattato ai fini dell’utilizzo delle nostre basi militari per consentire di bombardarlo.

L’Italia naturalmente si prepara a mettersi al servizio di questa clamorosa giravolta, ma non è affatto detto che alla fine della giostra il nostro prestigio Internazionale sarà accresciuto e l’amicizia del futuro gruppo dirigente libico sarà salda e concreta.

Che Allah ce la mandi buona.

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