Partiti e coalizioni: abbandonare le proprie radici per...
PERUGIA (Silvano Rometti*) - Nello scenario politico attuale pare che il bipolarismo stia dimostrando una sostanziale incapacit
à di gestione della cosa pubblica, dichiarando il suo effettivo fallimento. La nascita del c.d. Terzo Polo sicuramente sta portando una
certa vitalità e discussione all’interno dei due poli preesistenti, innescando una sorta di compra vendita di parlamentari come mai avvenuto sino ad ora, e dove l’arte del trasformismo politico
non pare scandalizzare più come accadeva ai tempi della Prima Repubblica. In questo panorama piuttosto confuso, è l’interesse particolare (dei vari fronti politici) a prevalere su quello generale
che invece interessa la collettività. Se fino a venti anni fa ciascun partito identificava una somma di valori, di ideali, di principi ispiratori della propria attività, oggi ciò che emerge
è una sostanziale e difficile gestione di equilibri all’interno di ciascuna coalizione. Tante sono le discussioni e le liti che riempiono le pagine dei nostri giornali: i cattolici interni
al PD non riescono ad integrarsi con gli ex comunisti; L’UDC di Casini vuole costruire un’alternativa con l’ex delfino di Almirante; il PDL è costituito da uomini di qualunque provenienza
politica, dove solo la leadership imponente di Berlusconi evita uno scioglimento. Chiedersi come possano convivere uomini provenienti dall’Italia dei Valori di Di Pietro all’interno del PDL
sarebbe una domanda legittima, che sfuma però nel momento in cui la consapevolezza che la campagna acquisti esercitata dal Premier prima del voto di fiducia dello scorso 14 dicembre è stata
impietosa e molto vantaggiosa per coloro che hanno deciso di accettare. Chiedersi se quei valori che impregnavano di politica i partiti di qualche anno fa ancora esistano è altrettanto inutile.
In tutto ciò i cittadini italiani stanno dimostrando il loro dissenso verso questo gruppo dirigente non andando più a votare e rinunciando così ad un sacrosanto diritto-dovere sancito dalla
nostra Costituzione, come hanno dimostrato i dati sull’astensionismo rilevati alle ultime elezioni regionali. La profonda lontananza che percepiscono gli italiani rispetto ai loro rappresentanti
è innescata principalmente dal fatto che il nostro Paese, come altri in Europa, sta attraversando una seria crisi economico-finanziaria che per troppo tempo si è cercato di occultare, e che ormai
è avvertita come inarrestabile dall’opinione pubblica. Si potrebbe dire che l’Italia nel momento in cui avrebbe maggior bisogno della migliore classe dirigente, si ritrova con la peggiore classe
dirigente della sua storia repubblicana. E’triste vedere che di partiti come il nostro, piccolo forse, ma ancora profondamente radicato alle proprie radici socialiste e riformiste, il Paese è
molto povero. Spesso si dice che c’è estremo bisogno di una forza riformista in grado di ridare slancio all’Italia, forse oltre a ciò, c’è anche bisogno di ricordare a ciascun parlamentare il
motivo che lo ha portato a fare politica e gli ideali in cui credeva, che non sono quelli in cui crede oggi, riassumibili in due semplici parole: soldi e potere.
*Segreteria Nazionale PSI