MARO'. NENCINI: NON PREGIUDICARE L'ONORE DELLO STATO NE' LA LEALTA' VERSO I DUE SOLDAT
"NENCINI. Signor Presidente, onorevoli senatori, quando
ieri pomeriggio, Presidente Monti, si è riunita la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari abbiamo accolto con favore - e la saluto volentieri ricordando le parole del presidente del
Senato, senatore Grasso - la sua immediata correzione di rotta e la sua disponibilità a partecipare alla Camera dei deputati e al Senato per spiegare quanto fosse avvenuto.
Devo dire con la stessa franchezza che non ho ascoltato
nessun esame di coscienza da parte del Governo e non ho ascoltato, nonostante l'attenzione, nessuna proposta, presiedendo lei un Governo tuttora in carica, che sia di servizio per la salute dei
due marò. Ha fatto bene, invece, a non correggere la rotta circa le dimissioni del ministro Terzi.
L'incontro di oggi al Senato e prima alla Camera hanno come
fatto centrale non le dimissioni del Ministro, non le manovre di contorno (di cui si legge e che vanno condannate ancorché gravi, se vi fossero state): rimane come fatto principale la gestione
della crisi diplomatica e la sorte dei due marò. Quindi, lei ha fatto benissimo a tenere il punto sull'oggetto al centro della seduta odierna del Senato della Repubblica.
Colpiscono - bisogna metterlo in testa ad ogni altra
valutazione - le tardive coscienze in movimento libere al posto dell'interesse dello Stato. C'è da augurarsi che non si tratti di coscienze che per pentirsi si appoggiano sulla pelle dei due
marò, perché sarebbe una delle ulteriori scorrettezze sulle quali verrebbe meno un'altra parte dell'onorabilità dello Stato.
I fatti. Non ripercorrerò cronologicamente i fatti come lei
li ha ricordati e che possiamo correttamente leggere ormai da giorni sulla stampa quotidiana. Cito soltanto l'incipit, perché trovo che lì sia la madre di una serie di problemi sui quali poi il
Governo è dovuto intervenire. Nel luglio 2011 il Governo, che lei non presiedeva (quello precedente), con un decreto ha appaltato un servizio pubblico, che è uno dei pochi oggetti di fondamento
di uno Stato, a privati, ed è stato fatto senza dotarci di alcun potere di condizionamento e senza fissare risolute regole di ingaggio. Trovo che in quel decreto risieda una delle cause, se non
la maggiore, di ciò che è avvenuto successivamente. E, lì sta l'inizio di una catena inverosimile di errori dei quali lei avrebbe dovuto parlare al Senato.
La domanda rimane la stessa: come si scioglie il dramma
rispetto al quale i due marò ci richiamano alle nostre attenzioni e responsabilità, in ultimo, con una lettera aperta pubblicata dalla stampa italiana pochi giorni fa? Perché guardare ai due
soldati italiani anziché logorarci sugli errori fatti e prima ancora di pensare alle annunciate commesse economiche da parte del Governo indiano, rimane la condizione più
rilevante.
Ho sempre pensato che la credibilità nazionale e la
risoluzione del dramma dei due fucilieri del reggimento San Marco appartenessero allo stesso nodo: l'uno non si scioglie senza aver affrontato e sciolto l'altro. Salvare le relazioni economiche
con l'India non può pregiudicare né l'onore dello Stato né la lealtà verso due soldati italiani in attesa di giudizio.
Questa è la ragione per cui le rivolgerò le domande alle
quali speravo che lei avrebbe risposto nella sua relazione. Dobbiamo sapere dove stanno le responsabilità: se stanno in un Ministro, in due Ministri, in più Ministri o nel Governo nella sua
collegialità. Presidente Monti, lei non può citare - cito, spero testualmente - «la disponibilità dei due marò a fare ritorno in India». Noi dobbiamo sapere dove sono le responsabilità del
Governo e dobbiamo saperlo nell'Aula suprema che è quella del Senato della Repubblica. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
Dobbiamo sapere chi guida questa fase delicata, perché il
tradimento è la parola data, che c'è stato. Lei lo ha ammesso quando ha detto - cito - «impegno al ritorno in India assunto dal Governo». Chi guida questa nuova fase, se c'è stata una parola
tradita precedentemente?
Dobbiamo conoscere anche l'opinione del Governo su quella
che da 500 anni definiamo ragion di Stato, perché anche il più realista degli ambasciatori ne «Il principe» scrive: «Non si può chiamare virtù tradire gli amici, non si può chiamare virtù essere
senza pietà».
Bisogna sapere quali sono le cause che hanno condotto il
Governo a cambiare opinione due volte in pochi giorni. Tutto questo, signor Presidente, al di là della utilizzazione che va evitata, la strumentalizzazione del caso marò per emettere un giudizio
generale sul Governo che lei presiede. Non è questa la sede e non deve essere questa l'occasione, ma non possiamo nemmeno confinare lo stupore per quanto è successo in un angolo buio delle nostre
coscienze ed associare il Parlamento, questo nuovo Parlamento, alle responsabilità del Governo in carica, perché questo Parlamento non ha quelle responsabilità.
Che vi fossero delle avvisaglie peraltro (questione già
ricordata dal collega che mi ha preceduto) era già evidente: era successo sul caso Palestina, quando evidentemente il meccanismo, la catena del comando aveva subito una qualche interruzione, se
non una deviazione rispetto al mandato originario.
Mi permetto in conclusione, signor Presidente, di indicare
non due vie alternative, ma di provare a dare una risposta, la mia, a due questioni sulle quali ascolterò volentieri (se non oggi, quando...) le opinioni del Governo che lei presiede. Temo che
serva, ma qui c'è un principe, senza ironia ma con correttezza, della diplomazia non soltanto italiana, lo conosco personalmente, in passato ho avuto modo di incrociare le armi con lui e ne ho
fiducia piena.
Bisogna sapere però se esiste un canale
diplomatico-negoziale parallelo a quello in corso, se già c'è non chiediamo di conoscerlo se non nelle forme che la diplomazia ci consente. Quello che vediamo però è che le Nazioni Unite si sono
limitate ufficialmente ad augurarsi una soluzione, ed augurarsi una soluzione, se questa è la posizione delle Nazioni Unite, non è granché.
L'altra cosa che non abbiamo visto in movimento è l'Unione
europea. Noi, a differenza di Kissinger, signor Presidente, il numero di telefono della baronessa lo conosciamo e se la baronessa rappresenta l'Unione europea, conosciamo il numero di telefono
che Kissinger non conosceva.
In ultimo, un suggerimento a chi arriverà, ma innanzitutto
a quest'Assemblea: forse conviene rivedere la norma del luglio 2011, per non affidare a nessun Governo che arriverà una materia di difficile flessibilità, una materia che potrebbe mettere
l'Italia di nuovo in condizioni decisamente non favorevoli". (Applausi dai Gruppi Autonomie - PSI, PD, M5S e Misto-SEL e del senatore Carraro).