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PSI San Giustino

Luigi Iorio: basta con la politica da risiko. Ora mi candido io.

7 Dicembre 2010 , Scritto da socialistisangiustino.over-blog.it

Abbiamo incontrato il Segretario della Federazione dei Giovani Socialisti, Luigi Iorio. Con lui discutiamo di lavoro ed università, in tempi di crisi e di contestazioni, ma anche del futuro del socialismo italiano, dei suoi prossimi impegni dentro il partito e del sogno di una nuova “rosa nel pugno”.

a cura di Gianfranco Scavuzzo

 

– Sono giorni molto concitati per il nostro Paese. Il governo Berlusconi, politicamente giunto al capolinea, non ha rinunciato a portare in aula la riforma dell’Università del ministro Gelmini, scatenando in tutta Italia le proteste degli studenti e dei ricercatori. Sembrerebbe tuttavia che il ddl sia destinato a finire su un binario morto, visto che l’approvazione della riforma al Senato è stata posticipata dopo l’incerto voto di fiducia del 14 dicembre. Se alla fine tutto si risolvesse in un nulla di fatto, c’è da festeggiare o ritieni che comunque il modello universitario italiano necessiti di un profondo intervento? Quali sono le proposte che i giovani socialisti avanzano per una riforma del sistema universitario?

In qualunque altro paese occidentale Silvio Berlusconi sarebbe già stato mandato a casa da parecchio, non solo per via dei vari “bunga bunga” notturni, ma soprattutto per la sua manifesta incapacità nel reggere il timone del governo di un grande Paese come l’Italia. L’ “homo novus” della politica italiana, nel 1994 promise una rivoluzione liberale che a distanza di quasi un ventennio non si è mai profilata neppure minimamente. Anzi, il Berlusconi che conosciamo è quello che difende corporazioni, che taglia fondi al volontariato per non tagliare i fondi alla Chiesa Cattolica, che taglia finanziamenti alla scuola pubblica in favore di quella privata: per non parlare dei suoi rapporti privilegiati e – a quanto pare molto sospetti soprattutto negli USA – con leader autocratici se non veri e propri dittatori come  Gheddafi e Putin, che tutto sono fuorché liberali!

Tornando alle proteste degli studenti, si può dire con una certa sicurezza che la forza, inaspettata, con la quale gli studenti hanno detto “No” alla riforma Gelmini abbia contribuito a far slittare l’approvazione della stessa a dopo il voto di fiducia, e questa già è una buona notizia, ma c’è da riflettere sul fatto che quando decidiamo di difendere il nostro futuro tutti insieme qualcosa di buono ne viene fuori. Come FGS intanto abbiamo lanciato due proposte per migliorare la riforma.

La prima è quella finanziare con un miliardo di euro il mondo universitario, non incidendo sul bilancio dello Stato, ma recuperando liquidità mediante una tassazione speciale sui compensi in stock-option dei supermanager, tagliando i fondi per i giornali di partito, molti dei quali nemmeno stampati e distribuiti, adeguando gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli – i più bassi – della Toscana, ed aumentando al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie (esclusi BOT e CCT).

La seconda, questa addirittura a costo zero, è quella di approvare una legge che permetta finalmente l’utilizzo di edifici pubblici inutilizzati – in molti casi ex caserme o distretti militari – per ampliare le sedi universitarie spesso sovraffollate. Sembra che le nostre idee siano piaciute perché ho appreso che in alcuni consigli regionali, Basilicata “in primis”, i gruppi socialisti abbiano presentato proposte di legge proprio in questa direzione.

Qualcuno ha detto che le grandi manifestazioni studentesche di questi giorni sono la spia di un disagio giovanile più grande: secondo tutti gli indicatori economici, anche a causa della crisi mondiale, questa potrebbe essere, dopo due secoli, la prima generazione di giovani che avrà prospettive economiche e sociali inferiori dei loro genitori. E’ la fine del sogno del progresso sociale o un riscatto è ancora possibile?

È vero: secondo me gli studenti, oltre a rendersi conto che l’attuale governo vuole ridimensionare il loro diritto allo studio ed alla cultura, hanno fiutato che dietro l’angolo, nel futuro prossimo, li aspetta ancora il peggio. Sanno che sono la prima generazione che guadagnerà meno dei propri genitori, percepiscono di vivere in un Paese dove l’ascensore sociale è totalmente bloccato in favore dei “figli di papà”.

Ma finalmente c’è stato un risveglio culturale e sociale delle nuove generazioni. Non parlerei di fine del “sogno del progresso sociale”, perché comunque viviamo in una Europa che, seppure in recessione, ci garantisce ancora un ampio ventaglio di diritti ed opportunità, ma questi cominciano ad essere sempre più distanti, specie se le politiche a sostegno dello sviluppo e dei giovani continueranno ad essere assenti dall’agenda del Paese.

E per questo bisogna che soprattutto i sindacati comincino ad essere più sensibili rispetto al disagio delle nuove generazioni. In Italia i sindacati, senza troppe distinzioni, sono molto attenti nel difendere diritti dei loro iscritti, che per la gran parte sono pensionati, lavoratori dipendenti e della pubblica amministrazione, operai delle grandi industrie come la Fiat, ma c’è un’enorme fascia di lavoratori precari e in nero, liberi professionisti, dipendenti delle PMI che non sono rappresentati né difesi dai sindacati.

A tal proposito il 27 novembre scorso come FGS abbiamo indetto, contestualmente alla manifestazione della Cgil,  il “Precario Day” grazie anche all’aiuto della rete e di Facebook dove è nato un gruppo spontaneo. Come sta accadendo con l’università, bisogna alzare la voce per chiedere riforme che vadano ad introdurre garanzie e tutele al lavoro non protetto dai sindacati, vogliamo coinvolgere quel terzo popolo composto da migliaia di lavoratori giovani, precari, stagisti e sottopagati figli della pseudo-legge 30 che vengono sfruttati quotidianamente. È a questi lavoratori che noi dobbiamo rivolgerci, questi i lavoratori che meritano attenzione e a cui dobbiamo garantire un futuro dignitoso e diritti oggi negati.

Hai deciso nei giorni scorsi, di tornare nella tua Puglia (che è anche la Puglia del governatore Nichi Vendola) ed hai espresso la disponibilità a candidarti Segretario Regionale del Partito Socialista. Una classica candidatura da out-sider o c’è qualcosa di più?

Sì, in maniera informale ho palesato l’intenzione di candidarmi come segretario regionale del PSI, perché credo che in termini di idee e passione potrei dare un contributo alla mia terra ed al mio partito, tranquillizzando quanti probabilmente potranno lamentare un certo protagonismo giovanile che fa alzare un po’ i toni della discussione, perché questo semmai è solo il segno della volontà dei giovani di migliorare e di far crescere questo partito. Spero si possa celebrare il congresso al più presto, magari attraverso le primarie, che avvicinano i giovani alla politica e la politica alla gente evitando il vecchio e inutile “risiko” del congresso partitocratico che ha come fine ultimo quello di riempire “caselle” conquistate nei territori.

Se riuscirai ad essere eletto nuovo segretario regionale del partito in Puglia, cosa caratterizzerà la tua agenda?

Far avvicinare le nuove generazioni pugliesi alla politica, attraverso tre parole d’ordine: difesa del merito, un linguaggio chiaro ed idee innovative. Sul versante più strettamente politico, credo sia importante stabilire nuove sinergie programmatiche con il presidente della Regione Nichi Vendola, per accentuare il profilo riformatore delle politiche regionali, proprio  in Puglia culla  della tradizione socialista, puntando su nuove idee: la tutela e la valorizzazione del territorio, lo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione, per l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva, settori strategici per  migliorare il futuro delle nuove generazioni.

Dal 2009, dopo anni di militanza nella tua Puglia, sei segretario dei giovani socialisti, eletto in un momento molto delicato della politica del nostro Paese, con i socialisti per la prima volta nella loro storia fuori dal Parlamento. Perché è utile, oggi in Italia, essere socialisti nonostante il PSI sia un piccolo partito in termini elettorali?

Già averlo celebrato quel congresso, è stata una soddisfazione. Credo sia stato il periodo più difficile non solo per la FGS ed il PSI, ma per tutta la sinistra italiana. Mesi di scoramento, nei quali non riuscivamo più ad essere connessi con la realtà a seguito della sconfitta e dal fatto che dopo più di un secolo eravamo fuori dalle istituzioni parlamentari, acuito dall’emorragia dei molti militanti che quando la barca è in navigazione sono con te ed appena arriva la tempesta fuggono alla ricerca di approdi più rassicuranti. Io ho deciso di restare e ricominciare da capo. Oggi devo dire che le cose vanno meglio  per la FGS sia in termini organizzativi sia mediaticamente. Al di là del fatto che il PSI sia un piccolo partito o meno, e questo lo constateremo alle prossime elezioni, ma gli ultimi sondaggi sono incoraggianti, essere socialisti oggi essenzialmente significa credere in una società più equa, più solidale, inclusiva, dove tutti attraverso il merito possono migliorare la propria condizione sociale, dove due persone, a prescindere dal sesso e da qualunque altro fattore oggi discriminante, possano amarsi senza nessun pregiudizio, dove possano condividere lo stesso banco di scuola un piccolo immigrato ed il figlio di un top-manager: questo è il socialismo in cui credo, questo è quello di cui l’Italia ha bisogno.

La Federazione dei Giovani Socialisti è stata nel 2005 tra i soggetti fondatori della Rosa nel Pugno. Come sai, noi ci battiamo per il ritorno di una grande casa laica, socialista, liberale, radicale ed ambientalista. Pensi che il nostro sia semplicemente un malinconico ed irrealizzabile tentativo?

Fate benissimo, anzi implementate il vostro consenso attorno a questa idea mai tramontata di una aggregazione ampia, nella quale possano convivere diverse esperienze politiche. Una nuova “Rosa nel pugno” -  la chiamo cosi per sintetizzare -, potrà nascere però solo se la società civile e le nuove generazioni interessate al proprio futuro lo vorranno, e non perché “nomenclature” di partiti lo decideranno al chiuso in una stanza: altrimenti come già accaduto in passato saranno gli stessi partiti a far naufragare il progetto appena nato.

Ecco perché tutti insieme noi Giovani Socialisti, da sempre sostenitori di questo progetto, voi di “Quelli della rosa”, e molte altre associazioni siamo importanti per aiutare il PSI, i Verdi e i Radicali a superare le diffidenze e i muri ideologici di fondo per poter, nell’immediato futuro, insieme presentare una lista alle elezioni politiche e far finalmente sfociare un mero cartello elettorale in un partito moderno liberale e di sinistra, in grado di garantire le vecchie certezze sociali quali scuola pubblica, pensioni, lavoro, ma connettendole alla realtà di un mondo che non è più quello ottocentesco, né post-bellico, ma un mondo fortemente globalizzato e competitivo, che ci impone di essere all’altezza delle sfide della modernità.

Una lettura da consigliare ai lettori di Quellidellarosa.it

Innanzitutto consiglio ai giovani di leggere molti quotidiani, a dispetto di quello che consiglia il nostro (ancora per poco) Presidente del Consiglio. E poi un romanzo, il toccante “Il Cacciatore di Aquiloni” dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini.

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