Il futuro dell’energia in Italia dopo il no del governo al nucleare
La recentissima decisione del Governo di interrompere il programma di rientro nel nucleare, oltre a suscitare discussioni animate, quanto inutili, sugli effetti derivati per il programmato referendum ha avviato una più seria riflessione sul futuro dell'energia in Italia e in Europa.
Prima ancora del governo Berlusconi in molti si interrogavano sulle difficoltà' insite nel sistema nazionale di produzione energetica, in particolare per la larga dipendenza dal gas e per le conseguenti rigidità' nell'approvvigionamento. Le ipotesi allo studio variavano dall'incremento delle potenzialità' di rigassificazione in modo da non dipendere solamente dai collegamenti via tubo, e poter cosi' utilizzare anche il trasporto del gas liquido con le navi, all'uso pulito del carbone riducendone al massimo le emissioni sia di co2 che di altre sostanze gassose e solide in sospensione nelle emissioni.
A fianco a tutto ciò' l'incremento delle energie rinnovabili in tutte le possibili combinazioni dall'eolico passando per le biomasse fino al fotovoltaico. Come sanno quelli che consumano molta energia a fini produttivi, la combinazione delle diverse fonti deve affrontare e possibilmente risolvere il nodo del prezzo del chilowattora, in Italia mediamente più' alto di almeno il trenta per cento rispetto agli altri paesi europei direttamente concorrenti. Come ha sottolineato il ministro dell'energia Romani spiegando le ragioni della scelta di abbandono del nucleare, si riparte proprio dall'insieme di quello squilibrio.
Dal quale discende l'esigenza di diversificare e rendere flessibile il sistema aprendo una fase di ricerca verso un nuovo assetto produttivo da realizzare nel medio periodo. In questo percorso non saremo soli, l'Europa con le differenze fra stato e stato, ha di fronte un analogo problema da risolvere, in particolare se vuole differenziare oltre le tipologie produttive anche le fonti di approvvigionamento. Il riaffermato sostegno all'espansione delle rinnovabili da solo non e' sufficiente, la domanda di energia nel futuro medio lungo sarà'di dimensione tale da richiedere ancora una presenza significativa dei combustibili di origine fossile.
Questa richiesta potra' essere mitigata da una politica di risparmio ed efficienza energetica sempre piu' forte nel futuro, tuttavia non e' dato poter fare a meno di carbone e gas nei tempi medio lunghi. Per tutte queste considerazioni messe insieme la strada più' responsabile e ancorata alla realtà' del contesto globale e' quella che porta verso una scelta diversificata nelle fonti e nelle tipologie produttive, verso investimenti in ricerca e sviluppo per migliorare tecnologie di uso dei fossili, verso il consolidamento del peso delle rinnovabili nella bilancia energetica nazionale. Nel percorrere questo itinerario occorre non trascurare il peso dei costi e degli incentivi, finora troppo semplicisticamente passati in secondo piano.
Come si sa , ma non si dice, gli incentivi necessari per sviluppare le energie rinnovabili sono direttamente pagati dai consumatori con una tassa impropria sull'energia consumata. Considerato che in Italia già' si paga più' degli altri, si richiede più' attenzione all'equilibrio necessario per evitare che il beneficio dall'impiego di energia verde sia ridotto dall'aggravio dei costi alla produzione con i conseguenti ritardi nello sviluppo e nella crescita economica. In questo generale contestola Sardegnavive i suoi problemi delle produzioni energivore, e lotta per riaprire impianti chiusi da due anni per i costi energetici e per evitare la chiusura di quelli in esercizio. Una prima risposta per la metallurgia del piombo zinco e' arrivata con l'autoproduzione autorizzata con l'eolico, restano ancora aperti i nodi del versante alluminio e allumina. Nel frattempo diventa sempre più' urgente chiudere la progettazione e le procedure autorizzative della parte sarda e italiana del tubo del gas algerino, progetto GALSI, non perché questo risolva gli aspetti legati alla produzione di energia elettrica e ai suoi costi, ma semplicemente per consentire anche in Sardegna come nel resto del territorio continentale la possibilità dell'impiego del gas a fini di energia termica con tutte le potenzialità' di sviluppo delle attività' connesse.
Infine lo sviluppo delle tecnologie del carbone pulito può riaprire la possibilità di riconsiderare in termini più vantaggiosi economicamente lo sfruttamento del bacino carbonifero del Sulcis. In conclusione si riapre una possibilità' con questa decisone del Governo che andrebbe colta non solamente per fare propaganda , ma anche per dare un contributo capace di risolvere , o almeno di tentare, alcuni dei nodi strutturali dell' economia nazionale e insieme di quella sarda.