il 12 marzo in piazza
Quando nel 2005 un gruppo di donne creò il comitato “Usciamo dal silenzio” in risposta agli attacchi alla legge 194 ed alla libertà di autodeterminarsi, altri collettivi femministi si riunirono
sotto un altro nome, molto eloquente: “mai state zitte”. Quel nome nasceva dall’esigenza di sollevare un dibattito, aprire, perché no, una polemica. C’era chi quei temi non li aveva mai
accantonati, e quei giorni di lotta, magari passati nel silenzio altrui, non voleva dimenticarli. L’appello lanciato dal PD e ripreso da Repubblica, dentro la giusta mobilitazione indetta da
Articolo 21 in difesa della Costituzione, a scendere in piazza il 12 marzo in difesa dell’Istruzione pubblica, ha per noi il sapore di quel dibattito. Può essere forse Franceschini, assente dalle
piazze di questo autunno, dai provveditorati occupati nel 2009, dalle facoltà assaltate nel 2008 dall’Onda, a determinare lo scadenzario del movimento degli studenti, dei precari e dei docenti,
di tutto quel popolo che da sempre si batte per la difesa della scuola pubblica dagli attacchi di tutti, proprio tutti, i Governi? O può essere un giornale a far crescere una mobilitazione senza
coinvolgere quelle tante organizzazioni e collettivi che sono stati il motore del movimento in difesa dell’istruzione pubblica, dalla primaria alla ricerca? Evidentemente possono. E sarebbe un
errore, nel furore della legittima polemica, nell’Italia della latente dittatura berlusconiana, perdere anche solo un’occasione di manifestare il dissenso, il proprio sdegno, la propria
indignazione. L’occasione di portare in piazza l’alternativa. Ma non vogliamo essere associati ai deputati del PD e neanche agli editorialisti di Repubblica che difendevano il “progetto
innovativo” della Riforma dell’Università, men che meno ai deputati di Futuro e Libertà, artefici dell’ultima coltellata al sistema formativo pubblico. Noi siamo altro. Siamo quelli che non sono
mai stati zitti. Saremo in piazza il 12 marzo , come lo siamo stati nell’autunno 2009 insieme ai precari della scuola che apprendevano e subivano le conseguenze atroci dei tagli alla pubblica
istruzione. Il 12 marzo è un’occasione. Tante volte in piazza ci siamo chiesti dove fossero le cittadine e i cittadini comuni, le persone che non lavorano nella scuola e non la frequentano ma che
comprendono bene l’importanza di un’istruzione statale, obbligo della Repubblica. Ci siamo sentiti spesso soli. Forse il 12 marzo loro ci saranno e noi dobbiamo essere presenti. Per incontrarli,
per conoscerli, per coinvolgerli nelle nostre battaglie. Per convertire in impegno politico quella simpatia manifestata sui divani di casa di fronte alla televisione che mandava in onda i servizi
sulle manifestazioni studentesche. Il 12 marzo saremo in piazza con tutto il nostro entusiasmo, con quella carica di rabbia che abbiamo in corpo, con il ricordo dei mesi appena trascorsi in
mobilitazione e delle responsabilità che hanno tutti verso la distruzione del sapere pubblico in Italia. Saremo in piazza consapevoli che noi non siamo mai stati zitti e che alcuni, solo ora,
stanno uscendo dal silenzio.
Panico edoardo
Segretario federazione giovani socialisti
San giustino