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PSI San Giustino

Giovani socialisti San Giustino: "Sinistra ora è il tuo turno"

25 Agosto 2011 , Scritto da sezione san giustino

 

25/08/2011 8.37.31 - Nuovo!

San Giustino - Mobilitazione straordinaria e sciopero generale

L’errore che non dobbiamo commettere è pensare che siamo in presenza di un fatto ordinario. Non soltanto perché, nell’arco di un mese, questa è la seconda manovra varata dal governo. 45,5 miliardi di euro che si aggiungono agli oltre 47 miliardi di poche settimane fa: un totale esorbitante di oltre 90 miliardi di euro, circa il 7% del PIL nazionale. Ciò che rende l’intervento di questi giorni del tutto eccezionale sono due aspetti, tra loro complementari.

Il primo è che la manovra recepisce in maniera plastica i dettami europei perseverando nell’applicazione delle stesse ricette che hanno prodotto la crisi.

Redistribuisce la ricchezza al contrario (non paghi del fatto che negli ultimi due decenni il 10% del prodotto interno lordo è transitato dal lavoro al capitale e alle rendite) e compie l’ennesima macelleria sociale utilizzando anche il paravento propagandistico dei “tagli alla politica”. Le riduzioni dei budget ai ministeri infatti corrispondono al licenziamento, entro il marzo 2012, del 10% dei dipendenti delle amministrazioni centrali e al congelamento delle tredicesime e delle liquidazioni dei dipendenti pubblici. I tagli agli Enti Locali per circa 6 miliardi di euro si tradurranno realtà per realtà nella diminuzione o soppressione dei servizi locali o nell’innalzamento delle imposte.

Il “contributo di solidarietà” per i redditi medio-alti è una vera e propria elemosina (è calcolato sulla quota eccedente le soglie dei 90 e 150mila euro, non sull’intero reddito) e viene ampiamente compensato dall’innalzamento dell’età pensionabile (per le donne a 65 anni a partire dal 2016) e dai costi sulla collettività delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali.

La manovra riconferma le ricette fallimentari, quindi, e non dà alcuna risposta alla “crisi di sviluppo” del sistema produttivo italiano. Non affronta minimamente la piaga dell’evasione fiscale, non mette mano ai patrimoni (non è prevista ovviamente alcuna forma di tassa patrimoniale, nemmeno una tantum), non tocca le rendite finanziarie, non investe un centesimo in sviluppo, innovazione, ricerca, istruzione. Come scrive Luciano Gallino, la manovra è recessiva anche sul terreno squisitamente economico.

Il secondo è il suggello simbolico di questa manovra è la cancellazione delle festività laiche ed antifasciste (a partire dal 25 aprile e dal 1° maggio): tutto in un colpo solo, quello che da decenni industriali e fascisti volevano e non erano mai riusciti ad ottenere.

Che fare, allora?

Nei mesi scorsi abbiamo vissuto il risveglio di movimenti e soggettività (dalle donne ai lavoratori e agli studenti) che hanno posto all’ordine del giorno, con una concretezza ed un entusiasmo che in questi ultimi anni alla sinistra sono onestamente mancati, il tema del cambiamento radicale del nostro Paese. Quella che abbiamo di fronte nelle prossime settimane è la prova del nove, perché ad essere sotto attacco sono – insieme – la democrazia formale e la democrazia materiale. La Costituzione, i suoi principi fondamentali e la sua natura, e il ruolo del lavoro e i suoi diritti nella contesa con il capitale. Tutto questo dentro una crisi che continua a mordere e impoverire i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i pensionati, i soggetti più deboli.

O reagiamo tutti insieme e sulla base di una piattaforma rivendicativa comune ed avanzata, oppure non abbiamo futuro, ecco perché la federazione dei giovani socialisti di san Giustino aderisce allo sciopero del 6 settembre.

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