CARINI. SUL FALLIMENTO ROVINOSO DELLA SECONDA REPUBBLICA
E’ innegabile che il Governo Monti nasca sotto l’egida del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, consapevole di
aver incaricato un Commissario dell’Ue, o meglio, della BCE nel tentativo di interrompere la caduta dell’Italia dal baratro finanziario, economico e politico.
Nel suo discorso al Parlamento, il neo premier Monti ha evidenziato che «la politica
debba essere sempre più e di nuovo riconosciuta il motore del Paese», sottolineando che «al
Parlamento va data credibilità, dignità, autorevolezza» e ci sarà da parte del Governo «sempre
una chiara difesa del ruolo delle Camere». Praticamente, ha spiegato ai Parlamentari per quale motivo si trovano lì.
Ha parlato di rigore, crescita e sacrifici, ma con equità, indicando a grandi linee (non avrebbe potuto fare altrimenti) le priorità nell’agenda del Governo:
pensioni, istruzione e capitale umano, rigore nei conti pubblici, meno tasse sul lavoro e di più sulle proprietà, taglio ai costi della politica, crescita e modernizzazione del
paese. Di sicuro, non verrà toccato il tesoretto che ogni anno lo Stato italiano garantisce alla Chiesa (6 i
ministri di area cattolica), così come sarà difficile che i sacrifici saranno chiesti anche alle banche.
Positiva la chiara volontà di ricostruire un tessuto sociale che tenga insieme i territori ma anche tutta la nazione e di dare al
capitale umano e all’istruzione l’importanza che meritano per una più veloce ripresa. Comunque, prima di dare
un giudizio definitivo su questo esecutivo, attendiamo di capire con maggiore chiarezza quali saranno gli interventi che nello specifico Monti intenderà proporre al Parlamento per superare
la crisi economica e finanziaria del Paese. Le aspettative dei cittadini e delle imprese nei confronti del
premier e del suo Governo tecnico appaiono alte. Il rischio più grande è la fragilità politica di un esecutivo che non ha maggioranza ma dovrà guadagnare la fiducia su ogni intervento in un
Parlamento di “nominati” diviso da lotte “tribali”, con due fazioni che proveranno a scaricare ogni responsabilità rispetto al disastro in atto e alle soluzioni da
intraprendere.
Questa mia ultima considerazione conferma quanto da noi
socialisti sempre asserito: da molto tempo la Politica ha lasciato il posto alla faziosità, al leaderismo e alle scelte di parte, alle lobby economiche e finanziarie. Così come il vero
problema dell’Italia non è la politica, ma questa classe politica nazionale.
Mi auguro che questo Governo di tecnocrati (lo dico senza acredine) sia il “fischio finale” dello spettacolo di horror-politico
andato in onda dal 1994 in poi. Il grande “baraccone” della seconda repubblica ha fallito rovinosamente sulle
spalle degli italiani: ha fallito Berlusconi che demagogicamente ha promesso agli italiani riforme liberali trasformatesi in leggi ad personam ; ha fallito la sinistra, in primis
il PD, incapace di esistere, una forza politica inutile e dannosa, con una classe dirigente targata 1989. Ha fallito la Lega, che inizialmente agitava la bandiera delle riforme federali, ma
si è arroccata nel potere centrale e nel più bieco statalismo.
Chiudo con una speranza, che in questo anno e
mezzo che (forse) ci dividerà dalle elezioni, si riscopra il vero significato del primato della Politica, dell’importanza dei partiti, unici spazi deputati a formare e selezionare la classe
dirigente su basi valoriali e programmatiche.
Cesare Carini
Segretario
Federazione
Provinciale PSI Perugia