DI PIETRO COLPITO DALLA QUESTIONE MORALE
Chi l’avrebbe mai detto che l’eroe di Mani Pulite, Antonio Di Pietro,
dovesse vedersela con la questione morale di cui lui è stato il principale propagandista e accanito propugnatore?
Chi l’avrebbe mai detto che proprio lui, che ha sconfitto la Prima repubblica dei partiti finanziati illegalmente di cui Bettino Craxi fu preso come capro espiatorio, per cui fu soggetto al lancio di monetine dai comunisti e fascisti all’uscita dell’Hotel Raphael, mentre nel bunker del Palazzo di giustizia di Milano, l’eroe se la godeva per il fattaccio accaduto, ha subito la medesima onta da parte dei sui militanti e simpatizzanti all’entrata di un cinema di Matera, laddove doveva tenere una manifestazione politica?
Natale amaro per Di Pietro. Un anno “horribilis per il fustigatore dei costumi politici non consoni alla morale.
Dantescamente parlando, si potrebbe dire che Di Pietro ha subito la legge del contrappasso: la pena afflitta alle anime dei peccatori per le colpe da loro commesse sulla terra.
La goccia che fa fatto traboccare il vaso Idv è stata la fuoruscita dal partito di tre parlamentari verso la maggioranza berlusconiana.
Nella scorsa legislatura, invece, ci fu il caso del senatore napoletano De Gregorio che prese cappello è lasciò Di Pietro di stucco, mettendo, di fatto, in crisi la già fragile maggioranza a Palazzo Madama del governo Prodi, sostenuta finché fu possibile dal gruppo dei senatori a vita. In questa legislatura, i dissidenti dell’Idv hanno funzionato come una sorta di soccorso rosso, salvando la maggioranza berlusconiana traballante.
Per il primo caso e per il precedente, si dice che il miglior alleato di Berlusconi è Di Pietro.
Va da sé che sul banco degli imputati, ironia della sorte, sta l’ex Pm, accusato di aver voluto liste a sua immagine e somiglianza che, alla prova del fuoco, si sono rilevate dei boomerang.
Chi muove le accuse nei suoi confronti per aver fatto dell’Idv una sorta di legione straniera o, come dicono in molti, una specie di “armata Brancaleone”, sono i suo avversari interni capeggiati da Luigi De Magistris, l’ex Pm di Catanzaro arrivato alla notorietà per via dell’inchiesta “Why not, che, alla fine, si è risolta in fumo, senza arrosto.
Naturalmente, la perdita di parlamentari ha dato il pretesto a De Magistris e ad esponenti dell’Idv di sollevare la questione morale.
In verità, non è la prima volta, infatti da tempi non sospetti, si muovo critiche a Di Pietro, colpevole di gestire il partito in termini personalistici, facendo di tutta un erba un fascio. Siccome la gestione di Di Pietro tende a mettere assieme vicende di famiglia e affari politici, questo modo di fare politica e governo interno non va per nulla giù alla corrente più radicale di De Magistris, legata alla rivista MicroMega, sostenitrice dell’alleanza tra Idv e Sel di Vendola , con la partecipazione straordinaria del movimento di Beppe Grillo. Il che non significa la costituzione di un quarto polo a sinistra del Pd, anzi tutt’altro, un partito alleato del Pd.
Tutti insieme appassionatamente per fare la fine dell’Unione, con i ministri di Prodi che scioperavano contro il loro medesimo governo.
Tuttavia, De Magistris precisa, nel contempo, che l’attacco non è rivolto nei confronti dell’eroe – fondatore, bensì è un modo chiaro per dirgli che così come stanno le cose non vanno, ragion per cui, occorre un cambio di passo dentro l’Idv, introducendo la democrazia interna ed evitando che ci sia un uomo solo al comando.
Una dialettica che dura da mesi, per l’esattezza prima del congresso nazionale, ma Di Pietro da questo orecchio non ci sente e va avanti come crede e piace, non ascoltando la coscienza critica al suo interno.
D’altro canto, non fece nulla di nulla,quando la rivista MicroMega gli dedicò un numero monografico con un titolo significativo:” C’è del marcio in Danimarca”, ossia nell’Italia dei Valori.