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PSI San Giustino

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI: VIA LIBERA AL DDL PER L’ABOLIZIONE. PASTORELLI: «CI SONO PUNTI DA CHIARIRE»

2 Giugno 2013 , Scritto da psi san giustino

Finanziamento pubblico ai partiti ultimo atto. Forse, ma sicuramente l’approvazione in Consiglio dei Ministri della bozza del ddl “Disciplina del finanziamento dei movimenti e partiti politici”, segna un passo importante verso una meta trasformatasi in una sorta di miraggio. Una vera e propria litania ripetuta e invocata nelle piazze, un tema cavalcato daI soggetti politici più disparati e rispetto al quale si è discusso molto, non sempre cercando davvero di coglierne le sfaccettature e le problematiche. «Il Cdm ha appena approvato il Ddl di abrogazione del finanziamento pubblico partiti e passaggio a incentivazione fiscale contributi cittadini», aveva annunciato nel pomeriggio di ieri il primo ministro, Enrico Letta. Trasparenza, democrazia interna, e presentazione di uno statuto sono i criteri guida fissati nella bozza per poter ricevere le donazioni. «Rispetto al tema del finanziamento pubblico ai partiti, il nostro punto di partenza è la Costituzione della Repubblica italiana, in particolare l’articolo 49», ha detto il deputato socialista Oreste Pastorelli, che all’Avanti! ha ricordato come «già in tempi non sospetti, quando il tema non era ancora diventato cavallo di battaglia politica, il Partito Socialista aveva presentato una proposta di legge in cui si sottolineava la centralità del criterio di trasparenza per poter essere destinatari di fondi pubblici».

LA BOZZA – Secondo quanto stabilito nella bozza, possono essere ammessi ad ottenere il finanziamento privato in regime fiscale agevolato i partiti politici che abbiano conseguito, nell’ultima consultazione elettorale, almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica o in un’assemblea regionale, o che abbiano presentato, nella stessa consultazione elettorale, candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o in almeno tre del Senato della Repubblica o delle assemblee regionali, o in almeno una circoscrizione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia. Le erogazioni liberali in denaro, effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici, avranno dall’imposta lorda una detrazione pari: o al 52 per cento per importi compresi fra 50 euro e 5.000 euro annui; o al 26 per cento (stessa percentuale di detrazione riservata per erogazioni alle Onlus) per importi tra i 5.001 e i 20.000 euro. Il 2 x 1000: il cittadino sceglie a chi dare i soldi I partiti politici che abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica potranno essere ammessi alla ripartizione annuale del 2 x 1000 della propria imposta sul reddito (IRE). Una decisione che assumerà il contribuente, sempre a decorrere dall’anno finanziario 2014, in fase di dichiarazione dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto.

TRASPARENZA E DEMOCRAZIA INTERNA – Rispetto ai criteri di trsparena e democrazia interna, in una nota diffusa da palazzo Chigi è specificato che “per ottenere i contributi volontari, i partiti politici dovranno organizzarsi secondo requisiti minimi idonei a garantire la democrazia interna. Dovranno altresì assicurare la trasparenza e l’accesso a tutte informazioni relative al proprio funzionamento, anche mediante la realizzazione di un sito internet, completo nelle informazioni, chiaro nel linguaggio, facile nella consultazione. Su questo sito dovrà essere pubblicato il rendiconto di esercizio corredato dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa, nonche’ il verbale di approvazione del rendiconto di esercizio”.

PASTORELLI (PSI), «I SOCIALISTI PIONIERI DELLA TRASPARENZA» – Commentando il ddl, il tesoriere socialista Pastorelli continua affermando che «come Psi, su base volontaria e molto prima che fosse presentato il ddl,  abbiamo sottoposto i nostri bilanci al controllo di una società esterna di revisione e certificazione, la Pkf, pubblicando tutti  resoconti sul nostro sito web. Un esempio di quello che crediamo debba essere lo standard e una pratica che abbiamo deciso di attuare precorrendo la legislazione e lo stesso dibattito politico». Esprimendosi in merito al decreto presentato in Cdm, il deputato socialista ha spiegato che «ci sono dei punti in merito ai quali chiederemo spiegazioni: il primo riguarda una sorta di discriminazione che viene fatta nei confronti delle persone fisiche che, a differenza delle società, non possono usufruire di detrazioni fiscali a partire dai 20mila euro a fronte dei 100mila delle società». «Inoltre», conclude Pastorelli, «è interessante chiarire la situazione che riguarda le fondazioni, che a differenza dei partiti non sono state regolamentate e che potrebbero trasformarsi in una pericolosa zona d’ombra».

IL PERIODO TRANSITORIO DI TRE ANNI, A REGIME NEL 2016 – Affinché la nuova legge vada a regime, «ci dovrà essere per forza di cose un periodo transitorio, perché esattamente legato alla transitorietà con cui arriveranno i finanziamenti dei privati». Ad affermarlo è il ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, al termine del Consiglio dei ministri dove è stato spiegato che il sistema di regolamentazione della contribuzione volontaria ai partiti politici prenderà avvio nel 2014, ma andrà a regime nel 2016. Solo a giugno 2015 gli italiani saranno infatti chiamati a dichiarare i propri redditi relativi al 2014. A quel punto saranno necessari altri mesi per permettere all’Erario di stabilire l’ammontare esatto della quota del 2 x 1000 da destinare a ciascun partito politico. Fino a tale momento, e quindi in via transitoria, tutti i partiti vedranno tagliati progressivamente i propri contributi pubblici: il meccanismo prevede una riduzione progressiva, spalmata su 3 anni, del 60, 50 e 40 per cento.

ALLARME FINANZE PD E PDL - E dopo l’allarme giunto ieri dal tesoriere del Pd, Antonio Misiani, che aveva parlato di una situazione economica “drammatica” nel Pd come conseguenza di un’eventuale abrogazione del finanziamento pubblico, annunciando  il ricorso alla Cassa integrazione per 180 dipendenti, all’apprendere la notizia è scattato l’allarme rosso anche in casa Pdl. Da via dell’Umiltà sono arrivati segnali di preoccupazione per il partito del Cavaliere che si trova a fare i conti con spese di gestione, affitti delle sedi e stipendi dei circa 200 dipendenti. Lo stesso Misiani, però, ha oggi provato a lanciare una proposta di mediazione, una sorta di terza via: «La via intermedia – ha detto il tesoriere democratico – può essere quella di un sistema basato sull’autofinanziamento ma con un forte incentivo per le piccole donazioni e tetti massimi per le grandi donazioni».

Roberto Capocelli

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