Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
PSI San Giustino

CONVENZIONE DI ISTANBUL. NENCINI: AFFERMARE I DIRITTI UMANI SIGNIFICA TUTELARE LA DIVERSITA'

19 Giugno 2013 , Scritto da psi san giustino

 

Oggi l'aula del Senato con 274 voti favorevoli, nessun contrario e un'astensione  ha approvato definitivamente il ddl di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne, già approvato dalla Camera dei deputati. 
Ecco il resoconto stenografico dell'intervento svolto in discussione generale dal segretario nazionale del Psi 

NENCINI (Aut - PSI). Signor Presidente, nel dibattito di ieri è emersa soprattutto la condivisione di due considerazioni: che nel modo umano l'individuo conta sempre più del genere e che la violenza alle donne è sempre una violazione dei diritti umani.
La discussione sulla Convenzione di Istanbul ci mette però anche nella condizione di valutare come alle antiche forme di violenza - definiamole, in maniera terribile, tradizionali - se ne vadano aggiungendo e sommando delle nuove. Ed è sulle nuove che conviene aggiungere la nostra riflessione e le nostre considerazioni. Infatti, alle antiche, non ancora superate, si vanno aggiungendo forme di violazione figlie di consuetudini religiose antitetiche alle conquiste più elementari di libertà, tradizioni sociali che tengono la donna in diverse forme emarginata, usi tribali che vengono importati da alcune etnie di migranti: dall'infibulazione (casi tristi e drammatici a ripetersi che continuano anche nella nostra Italia) ai doveri matrimoniali imposti dalla famiglia.
Come ho detto, è corretto che la Convenzione di Istanbul, che stiamo discutendo e che andiamo a ratificare, prenda in considerazione, tra le forme di violenza, anche quello che di nuovo appare all'interno dell'Unione e gli strumenti necessari per affrontare queste nuove forme di violazione, sottoscrivendo un principio che a mio parere è un valore in sé: il godimento delle libertà e dei diritti costituzionali in qualsiasi Paese dell'Unione non prevede violazioni nel nome della tradizione, di usi o di costumi e nemmeno nel nome di alcuna affermazione di natura religiosa. Tutelare le diversità culturali e religiose vuol dire innanzi tutto non consentire a chicchessia di calpestare i diritti dell'individuo e quindi della persona.
Concluderò aggiungendo brevissime considerazioni attorno alle quali è corretto che l'Assemblea assuma nel prossimo futuro dei deliberati, naturalmente se converrà su tali indicazioni.
La prima considerazione è che, accanto alla Convenzione, dovremmo lavorare perché il Governo italiano e il suo Presidente del Consiglio difendano nel cuore dell'Unione europea, e dunque a Bruxelles, una sorta di tavolato di diritti comuni, che debba essere considerato un requisito fondamentale per tutti quei Paesi che intendano aderire all'Unione. Esistono già valori che devono essere condivisi quando un Paese fa domanda di accesso, ma questi rischiano di essere, in questo tempo, troppo generici e vaghi. Si tratta di quel tavolato che richiamava ormai alcuni anni fa (10 anni fa) Ralph Dahrendorf, quando chiedeva all'Unione europea di impegnarsi concretamente perché in un tavolato di diritti comuni ciascun Paese godesse della possibilità di avere diritti di base condivisi. L'Europa non può ancora ritenersi soddisfatta da questo punto di vista.
La seconda considerazione è stata già richiamata ieri da alcune colleghe senatrici, che sono intervenute prima di me: aumentare i fondi a disposizione dei servizi sanitari regionali per sostenere ed aiutare anche preventivamente - e naturalmente successivamente, quindi non solo per la parte educativa, ma anche per quella di sostegno - quanti subiscono violenze domestiche. Vi sono già alcune esperienze regionali che vanno in questa direzione, ma interessano alcune Regioni-tipo: sono esperienze che hanno funzionato e, se hanno funzionato, possono diventare criterio condiviso dalle altre Regioni che ancora non hanno normative di tale natura.
In terzo luogo credo occorra dotarsi - e parlo di una dotazione a livello centrale - di una istituzione nazionale che guardi ai diritti umani. L'Italia non ha ancora una struttura di questa natura, ma potrebbe averla. Tale struttura potrebbe essere unificante delle varie esperienze periferiche ed avrebbe un senso se sedesse nella sua sede dovuta: la Presidenza del Consiglio.

 L'ultima questione che mi sta particolarmente a cuore - ed ho concluso il mio intervento, signor Presidente - riguarda l'adozione delle singole parti della Carta di Nizza, adottata nel 2000 e fatta propria dallo Stato italiano pochi anni dopo. All'adozione di documenti comunitari spesso non segue l'adozione delle singole parti in norma: invito l'Assemblea a riconsiderare la Carta di Nizza di 13 anni fa, le parti che sono state scelte ed infisse in una norma e quelle che invece ancora vagano insolute. L'esame della Convenzione di Istanbul ci consentirebbe di chiudere un cerchio di essere portatori in Europa di una misura di civiltà e di libertà che legherebbe la ratifica e l'adozione della Convenzione anche ad una serie di provvedimenti specifici. (Applausi dai Gruppi Aut - PSI e SCpI e delle senatrici Bonfrisco e Fattorini). 

Oggi l'aula del Senato con 274 voti favorevoli, nessun contrario e un'astensione  ha approvato definitivamente il ddl di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne, già approvato dalla Camera dei deputati. 
Ecco il resoconto stenografico dell'intervento svolto in discussione generale dal segretario nazionale del Psi 

NENCINI (Aut - PSI). Signor Presidente, nel dibattito di ieri è emersa soprattutto la condivisione di due considerazioni: che nel modo umano l'individuo conta sempre più del genere e che la violenza alle donne è sempre una violazione dei diritti umani.
La discussione sulla Convenzione di Istanbul ci mette però anche nella condizione di valutare come alle antiche forme di violenza - definiamole, in maniera terribile, tradizionali - se ne vadano aggiungendo e sommando delle nuove. Ed è sulle nuove che conviene aggiungere la nostra riflessione e le nostre considerazioni. Infatti, alle antiche, non ancora superate, si vanno aggiungendo forme di violazione figlie di consuetudini religiose antitetiche alle conquiste più elementari di libertà, tradizioni sociali che tengono la donna in diverse forme emarginata, usi tribali che vengono importati da alcune etnie di migranti: dall'infibulazione (casi tristi e drammatici a ripetersi che continuano anche nella nostra Italia) ai doveri matrimoniali imposti dalla famiglia.
Come ho detto, è corretto che la Convenzione di Istanbul, che stiamo discutendo e che andiamo a ratificare, prenda in considerazione, tra le forme di violenza, anche quello che di nuovo appare all'interno dell'Unione e gli strumenti necessari per affrontare queste nuove forme di violazione, sottoscrivendo un principio che a mio parere è un valore in sé: il godimento delle libertà e dei diritti costituzionali in qualsiasi Paese dell'Unione non prevede violazioni nel nome della tradizione, di usi o di costumi e nemmeno nel nome di alcuna affermazione di natura religiosa. Tutelare le diversità culturali e religiose vuol dire innanzi tutto non consentire a chicchessia di calpestare i diritti dell'individuo e quindi della persona.
Concluderò aggiungendo brevissime considerazioni attorno alle quali è corretto che l'Assemblea assuma nel prossimo futuro dei deliberati, naturalmente se converrà su tali indicazioni.
La prima considerazione è che, accanto alla Convenzione, dovremmo lavorare perché il Governo italiano e il suo Presidente del Consiglio difendano nel cuore dell'Unione europea, e dunque a Bruxelles, una sorta di tavolato di diritti comuni, che debba essere considerato un requisito fondamentale per tutti quei Paesi che intendano aderire all'Unione. Esistono già valori che devono essere condivisi quando un Paese fa domanda di accesso, ma questi rischiano di essere, in questo tempo, troppo generici e vaghi. Si tratta di quel tavolato che richiamava ormai alcuni anni fa (10 anni fa) Ralph Dahrendorf, quando chiedeva all'Unione europea di impegnarsi concretamente perché in un tavolato di diritti comuni ciascun Paese godesse della possibilità di avere diritti di base condivisi. L'Europa non può ancora ritenersi soddisfatta da questo punto di vista.
La seconda considerazione è stata già richiamata ieri da alcune colleghe senatrici, che sono intervenute prima di me: aumentare i fondi a disposizione dei servizi sanitari regionali per sostenere ed aiutare anche preventivamente - e naturalmente successivamente, quindi non solo per la parte educativa, ma anche per quella di sostegno - quanti subiscono violenze domestiche. Vi sono già alcune esperienze regionali che vanno in questa direzione, ma interessano alcune Regioni-tipo: sono esperienze che hanno funzionato e, se hanno funzionato, possono diventare criterio condiviso dalle altre Regioni che ancora non hanno normative di tale natura.
In terzo luogo credo occorra dotarsi - e parlo di una dotazione a livello centrale - di una istituzione nazionale che guardi ai diritti umani. L'Italia non ha ancora una struttura di questa natura, ma potrebbe averla. Tale struttura potrebbe essere unificante delle varie esperienze periferiche ed avrebbe un senso se sedesse nella sua sede dovuta: la Presidenza del Consiglio.
L'ultima questione che mi sta particolarmente a cuore - ed ho concluso il mio intervento, signor Presidente - riguarda l'adozione delle singole parti della Carta di Nizza, adottata nel 2000 e fatta propria dallo Stato italiano pochi anni dopo. All'adozione di documenti comunitari spesso non segue l'adozione delle singole parti in norma: invito l'Assemblea a riconsiderare la Carta di Nizza di 13 anni fa, le parti che sono state scelte ed infisse in una norma e quelle che invece ancora vagano insolute. L'esame della Convenzione di Istanbul ci consentirebbe di chiudere un cerchio di essere portatori in Europa di una misura di civiltà e di libertà che legherebbe la ratifica e l'adozione della Convenzione anche ad una serie di provvedimenti specifici. (Applausi dai Gruppi Aut - PSI e SCpI e delle senatrici Bonfrisco e Fattorini).

Condividi post

Commenta il post